Uno sguardo dietro le quinte: Dirigente, Vicario e Docente raccontano Innovamat

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Come cambia la didattica della matematica quando un istituto decide di innovare? E come viene vissuta questa scelta ai diversi livelli della struttura scolastica? Per capirlo, abbiamo creato un’intervista “corale”, raccogliendo le testimonianze di tre figure chiave in tre istituti diversi: Angela Desideri, Dirigente Scolastico dell’IC Bartolomeo Sestini (Toscana), Lidia Crotti, Vicario del Dirigente dell’IC di Olgiate Molgora (Lombardia), e Lucia Colicelli, docente di primaria all’IC Don Milani-Leopardi (Basilicata). Ne emerge un ritratto a 360 gradi che unisce la visione strategica alla trasformazione quotidiana dell’aula.
Per un Dirigente Scolastico, adottare un nuovo approccio è una scelta strategica che deve rispondere a bisogni concreti dell’istituto, primo tra tutti il benessere di alunni e docenti. Lo abbiamo chiesto ad Angela Desideri, Dirigente dell’IC Bartolomeo Sestini, di Agliana.
L’impatto è stato molto positivo. I bambini sono incuriositi e piacevolmente coinvolti. Innovamat pone gli alunni in una posizione più attiva, rendendo la matematica una disciplina da “imparare facendo”. La differenza maggiore è che ora gli studenti la apprezzano come una disciplina non solo divertente, ma anche “alla portata”.
Ha costituito un ottimo riferimento. Per le docenti “giovani” è stata una guida completa, mentre le insegnanti più esperte hanno trovato un approccio che ha permesso loro di arricchire l’insegnamento e personalizzarlo. Questo stimolo alla riflessione metodologica ha permesso a tutti di “irrobustire” le proprie competenze professionali.
La flessibilità. La possibilità di fare gruppi di lavoro, usare il peer tutoring o individualizzare i percorsi permette al docente di gestire la classe in modo funzionale. Questo porta gli studenti a essere sempre “impegnati” in modo piacevole e il clima della classe ne guadagna in serenità e proattività.
La mia soddisfazione è alta. Per gli studenti, Innovamat è apprendere la matematica divertendosi, step by step, ma in modo approfondito e rigoroso. Questa è una garanzia per i loro apprendimenti futuri e un rinforzo contro la disaffezione scolastica.
Ma cosa rende l’approccio così efficace dal punto di vista didattico? Per analizzare gli ingranaggi metodologici che generano motivazione, ci siamo rivolti a Lidia Crotti, Vicario del Dirigente all’IC di Olgiate Molgora.
Nasce dal fatto che l’approccio porta gli alunni a dialogare tra loro e a confrontarsi sulle diverse strategie risolutive. Ma ci sono due aspetti metodologici che trovo particolarmente vantaggiosi.
Il primo è la ciclicità nella trattazione degli argomenti: un concetto viene trattato più volte con crescente complessità, e questo consolida l’apprendimento. Il secondo sono le sfide, proposte in modo concreto attraverso video che permettono di collegare gli apprendimenti matematici alla realtà quotidiana.
È fondamentale per la motivazione. Gli alunni la percepiscono come un gioco e sono più motivati. L’aspetto è coinvolgente ed è strutturato con lo stesso linguaggio dei videogiochi, quindi cattura la loro attenzione.
Il materiale manipolativo aiuta tutti, soprattutto quelli con maggiore fragilità, a comprendere i concetti astratti. In più, l’insegnante può scegliere il livello delle esercitazioni sull’app, garantendo un percorso su misura. La soddisfazione è massima quando il docente si affida pienamente alla proposta.
Dalla strategia alla metodologia, arriviamo alla messa in opera. Come si traducono questi concetti nella gestione quotidiana dell’aula? Lo abbiamo chiesto a Lucia Colicelli, docente di primaria all’IC Don Milani-Leopardi, di Potenza.
Che la matematica non è più percepita come una materia difficile o ansiogena, ma come un “mondo di scoperta“. Gli alunni ora partecipano con maggiore sicurezza e si sentono protagonisti.
Le proposte sono graduali e progressive. L’uso di supporti visivi e concreti facilita la comprensione. Si crea un ambiente dove ogni bambino può sperimentare senza timore di sbagliare, lavorando al proprio ritmo e recuperando serenamente le difficoltà.
Le attività sono coinvolgenti e mantengono alta l’attenzione, riducendo le distrazioni. Il metodo promuove il lavoro cooperativo e un clima partecipativo. L’aumento dell’autonomia individuale permette a me, come insegnante, di seguire meglio i bisogni dei singoli.
Una volta compreso il metodo, il carico organizzativo è diminuito. Le attività sono già pronte, strutturate e differenziate, e questo riduce il tempo di preparazione. Gli strumenti di monitoraggio aiutano a pianificare gli interventi. In generale, mi sento supportata e non lasciata sola.