Una visione globale per trasformare l’educazione matematica: spunti dal Congresso SRCD 2025

Minneapolis. Tre intensi giorni primaverili. Migliaia di ricercatori. Una passione comune: comprendere come crescono, apprendono e si sviluppano bambini e adolescenti. In questo contesto, si è tenuta la conferenza biennale della Society for Research in Child Development (SRCD), uno degli appuntamenti più rilevanti a livello internazionale nell’ambito dello sviluppo infantile. E quest’anno abbiamo avuto il privilegio di partecipare presentando alcuni studi di Innovamat.
Al congresso erano presenti profili di diversi ambiti, tra cui psicologi, educatori, neuroscienziati, sociologi, ricercatori cognitivi, clinici ed economisti. Tutti accomunati dal desiderio di condividere e scoprire approcci diversi a una realtà complessa e interconnessa. Come non poteva essere altrimenti, il nostro focus si è concentrato sull’educazione matematica. E, al giorno d’oggi, parlare di educazione matematica implica anche parlare di equità, motivazione, benessere, inclusione e contesto.
Di seguito, condividiamo i temi chiave al centro del dibattito sull’educazione matematica. Buona lettura!
8 interventi ispiratori dal Congresso SRCD 2025
L’equità al centro del dibattito
Una delle prime idee emerse nel corso degli interventi è stata la necessità di porre l’equità alla base di qualsiasi proposta educativa.
Si è parlato di disuguaglianze dovute a motivi demografici, di barriere socio-economiche, di educazione inclusiva, di multilinguismo e di come affrontare le difficoltà di apprendimento. Nel corso della conferenza, sono state trattate le disuguaglianze strutturali, come la povertà, e il ruolo dell’educazione per equilibrare le opportunità, come è stato evidenziato nella relazione presidenziale della professoressa Vonnie McLoyd.
Dalla ricerca all’aula (e viceversa)
Una domanda ricorrente è stata come trasferire la conoscenza scientifica all’aula e come fare in modo che la realtà educativa ispiri la ricerca.
Si è parlato di quali siano le barriere strutturali, ma anche delle proposte per rafforzare la collaborazione tra insegnanti e famiglie, come la promozione di pratiche pedagogiche che favoriscano un apprendimento davvero personalizzato.
Il valore della ricerca formativa
Un altro concetto chiave emerso in diverse occasioni è stata la distinzione tra ricerca formativa e sommativa.
Troppo spesso, gli sforzi si concentrano sul dimostrare se una proposta abbia o meno un impatto sui risultati. Ma cosa succede se non viene implementata correttamente? La ricerca formativa ci aiuta a capire cosa accade durante il processo e a introdurre miglioramenti prima di concentrarsi unicamente sui risultati finali.
Questo è ciò che hanno sottolineato i ricercatori di WestEd, uno degli istituti di ricerca con cui collaboriamo attualmente: non basta sapere se un programma funziona, è fondamentale capire come viene implementato per garantire che i risultati siano realmente significativi.
Modello RTI: intervento, monitoraggio e risposta
Il modello RTI (Response to Intervention) continua a essere il quadro di riferimento utilizzato per offrire supporto agli alunni con difficoltà di apprendimento: screening universale, interventi mirati, monitoraggio continuo e analisi della risposta degli alunni per adattare la proposta educativa.
Sono stati presentati vari studi che utilizzano questo modello, come gli interventi sul senso numerico sviluppati dal ricercatore Ben Clarke, con cui abbiamo avuto l’opportunità di parlare dopo la sua relazione. Abbiamo trovato particolarmente interessanti gli interventi concreti sulla matematica, focalizzati su aspetti come il senso numerico, il senso delle frazioni o il vocabolario matematico.
Buone pratiche che si ripetono
Nonostante la diversità di contesti e approcci, c’è stato consenso su alcune buone pratiche nell’insegnamento della matematica.
Secondo i principi della scienza dell’apprendimento, gli alunni traggono beneficio dall’uso di rappresentazioni multiple, dal modello CRA (Concreto-Rappresentativo-Astratto) e dalla pratica intercalata. Si tratta di principi allineati alla proposta di Innovamat. La professoressa Nancy Jordan ha presentato esempi concreti applicati a un intervento sulle frazioni rivolto ad alunni con basso rendimento, che ha dimostrato di avere un impatto positivo.
Pensiero computazionale nella prima infanzia
Un altro tema emerso, su cui continueremo a riflettere, è il potenziale del pensiero computazionale nelle prime fasi dell’educazione infantile di influenzare significativamente lo sviluppo globale dei bambini. Si tratta di un’area in costante crescita che apre nuove vie di esplorazione educativa. Uno studio presentato dal Dr. Weipeng Yang e dal suo team dell’Università dell’Educazione di Hong Kong (ECE EdUHK) mostra come il lavoro sul pensiero computazionale in queste prime fasi possa generare un impatto positivo in diverse aree dello sviluppo.
Genere, stereotipi e mentalità di crescita
È un fatto: gli stereotipi di genere sono presenti anche nell’educazione primaria e possono influenzare le aspirazioni e gli interessi accademici degli alunni.
In uno degli interventi più significativi si è dimostrato che promuovere una mentalità di crescita può aiutare a rompere queste credenze. Tuttavia, misurare questa mentalità e le credenze dei bambini e delle bambine rimane una sfida metodologica importante. Questi temi sono stati trattati da Seowoo Kim e Kyong-sun Jin della Sungshin Women’s University e da Lin Bian dell’Università di Chicago, che hanno presentato studi incentrati sulla relazione tra genere, credenze e aspettative accademiche.
Adolescenza, motivazione e decisioni educative
Si è parlato anche delle credenze motivazionali degli adolescenti e di come queste influenzino le loro decisioni sul continuare o meno percorsi in matematica o scienze. Vari studi ci ricordano l’importanza dell’accompagnamento emotivo e cognitivo in queste fasi chiave. Un esempio significativo è lo studio di Emily Rosenberg, che analizza come queste credenze influenzino il percorso accademico e il ruolo positivo che famiglie e insegnanti possono avere nel supportare tali scelte.
Il nostro contributo: RTI e mentalità di crescita
Innovamat ha presentato due ricerche proprie.
Da un lato, un intervento rivolto ai bambini nei primi anni di età e basato sul modello RTI; dall’altro, uno studio condotto sugli alunni di terza e quarta primaria (secondo ciclo, in Spagna) per promuovere la mentalità di crescita e ridurre l’ansia matematica.
Siamo entusiasti di far parte di una comunità scientifica che si pone le stesse domande che guidano il nostro lavoro quotidiano. Scopri di più sulle nostre ricerche accedendo a questo link.
Cosa ci portiamo a casa
Torniamo a casa con idee, spunti, connessioni e una rinnovata motivazione a collaborare per migliorare l’educazione matematica, guidati dall’evidenza scientifica e dall’impegno quotidiano. E naturalmente, non ci siamo fatti mancare l’occasione di esplorare la città: Minneapolis ci ha sorpresi con la sua storia, la vitalità culturale e le tante conversazioni nate spontaneamente anche al di fuori degli spazi ufficiali del congresso.
Creare relazioni umane e promuovere comunità impegnate è fondamentale per far avanzare la ricerca e aiutarci a comprendere e trasformare il mondo.
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