Qual è il ruolo dei compiti a casa? Come renderli uno strumento efficace per il consolidamento delle conoscenze

Cecilia Calvo
Cecilia Calvo
13/06/2025|12 min di lettura
Qual è il ruolo dei compiti a casa? Come renderli uno strumento efficace per il consolidamento delle conoscenze

Negli ultimi tempi, i compiti a casa sono diventati oggetto di un acceso dibattito nel mondo educativo. Il corpo docenti si trova spesso di fronte a un bivio: è giusto assegnare i compiti a casa? E se lo facciamo, cosa dovremmo fare per renderli efficaci? Queste domande hanno oltrepassato i confini dei circoli educativi, diventando tema di discussione in numerosi Paesi. In questo articolo cercheremo di rispondere a queste e altre domande, basandoci sulla ricerca e focalizzandoci sull’assegnazione dei compiti durante l’anno scolastico. Indipendentemente dal ruolo dell’insegnante o dal contesto, riteniamo fondamentale considerare alcune idee chiave.

La prima considerazione da fare è che la ricerca non ha ancora permesso di risolvere questo dibattito storico. L’efficacia dei compiti a casa nell’apprendimento dipende da numerosi fattori, come il valore che gli alunni attribuiscono alle attività, il contesto socio-economico e familiare, l’età, il tempo e lo sforzo richiesti, nonché dal grado di completamento dei compiti stessi.

Prima di analizzare questi fattori, chiediamoci: perché vogliamo che i nostri alunni facciano i compiti a casa? Chiarire gli obiettivi ci permetterà di valutare ogni aspetto con maggiore consapevolezza, adottare un approccio critico e arrivare a una conclusione ponderata.

Assegnare i compiti a casa: quali fattori bisogna analizzare per prendere una decisione consapevole?

Uno dei principali fattori nel prendere decisioni sull’assegnazione dei compiti a casa è il contesto socio-economico degli alunni. Rønning (2011) afferma che i compiti possono diventare un fattore di disuguaglianza: gli alunni appartenenti a famiglie con un livello socio-economico alto tendono ad avere un rendimento migliore, mentre quelli provenienti da contesti meno avvantaggiati non sperimentano alcun miglioramento. I dati PISA rafforzano questa idea, evidenziando che gli alunni appartenenti ad ambienti svantaggiati dedicano meno tempo allo svolgimento dei compiti e non migliorano il loro rendimento. Bisogna prendere atto di questa realtà consapevoli che, indipendentemente dal rendimento nei compiti a casa, l’apprendimento deve essere garantito a tutti gli alunni. La scoperta e il consolidamento dei contenuti devono quindi avvenire in classe, mentre i compiti a casa diventano un rinforzo aggiuntivo.

Il contesto familiare è rilevante. La mancanza di uno spazio tranquillo per studiare o l’accesso limitato a internet, ad esempio, possono ostacolare lo svolgimento dei compiti. Ma, al di là delle condizioni materiali, la ricerca indica che il modo in cui le famiglie forniscono supporto può fare la differenza. Le ricerche PISA (2018) suggeriscono che un ambiente favorevole allo studio è fondamentale, mentre altre (Šilinskas e Kikas, 2017) indicano che gli alunni possono trarre beneficio dai compiti quando non percepiscono la supervisione genitoriale come una forma di controllo, ma come una dimostrazione di interesse verso il loro processo di apprendimento. Lange e Meaney (2011) osservano che trasmettere un messaggio contraddittorio in casa rispetto a ciò che gli alunni apprendono a scuola può generare frustrazione. Da questa conclusione emerge la necessità di rafforzare il legame tra scuola e famiglia, con spazi per condividere queste e altre informazioni relative al lavoro che si svolge in classe.

Uno dei fattori oggettivi sui quali le evidenze scientifiche sono più chiare è l’età. Quanto più grandi sono gli alunni, maggiore è il beneficio potenziale che possono trarre dallo svolgimento dei compiti. Nella scuola primaria, ad esempio, i benefici sono minori, anche nei migliori scenari. In uno degli studi più rigorosi, incentrato su matematica e scienze, Fan et al. (2017) rilevano che l’effetto dei compiti nella scuola primaria è quasi nullo. Nella scuola primaria è quando gli alunni iniziano a sviluppare le loro abitudini di studio e si distraggono con maggiore facilità, il che rende difficile trarre particolari vantaggi dallo svolgimento dei compiti (Cooper 1989; Hoover-Dempsey et al. 2001; Leone e Richards 1989; Muhlenbruck et al. 2000).

Tornando alla questione degli obiettivi, ciò che sottolineano con più insistenza i colleghi insegnanti è che i compiti a casa sono essenziali affinché gli alunni possano esercitarsi e consolidare l’apprendimento. Siamo dell’opinione che questo proposito debba essere condiviso anche dagli alunni. E perché ciò avvenga, dobbiamo essere chiari nella comunicazione, spiegare perché è necessario svolgere i compiti assegnati e stare attenti a come li percepiscono. Se gli alunni credono che l’unico obiettivo sia il voto, i compiti saranno svolti solo da coloro che hanno le conoscenze adeguate per completarli. Gli altri, invece, faranno ricorso a metodi potenzialmente dannosi per il loro apprendimento, ad esempio copiare o applicare procedure in modo automatico (Liljedahl, 2020).

Liljedahl (2020) rafforza questo messaggio parlando di disuguaglianza: “gli alunni che realmente fanno i compiti sono quelli che meno ne hanno bisogno, e quelli che più ne hanno bisogno sono quelli che meno li fanno”. Inoltre, lo sforzo dedicato allo svolgimento dei compiti è più importante per il successo accademico rispetto al tempo o alla frequenza con cui si fanno (Trautwein, 2007; Fan et al., 2017; Cooper et al., 1998). È importante quindi fare un monitoraggio adeguato dello svolgimento dei compiti, che non consista nel valutare, ma nel valorizzare coloro che hanno dedicato sforzo.

Se gli alunni percepiscono che i compiti vengono monitorati in modo consapevole, tendono a dedicare più sforzo e ad approfondire maggiormente le attività (Fan et al., 2017). Come sostiene Cooper (1989), fare compiti per paura delle conseguenze negative trasforma una situazione autonoma di apprendimento in un momento di mancanza di fiducia in se stessi. Per evitare che ciò accada, è fondamentale essere coerenti, non solo con il messaggio, ma anche con la valutazione.

Un ultimo fattore da tenere in considerazione è l’impatto che hanno i compiti a casa sui risultati delle prove standardizzate. In questo senso, Maltese et al. (2012) rilevano che nella scuola secondaria esiste una relazione positiva tra i compiti e i risultati delle prove. È importante non confondere la funzione della valutazione: sebbene la valutazione delle prove sia sommativa, gli alunni possono esercitarsi senza necessariamente essere valutati. A questo proposito, uno studio PISA (2018) condotto sugli alunni di 2° anno della scuola secondaria di secondo grado mostra che, sebbene un maggiore impegno nei compiti sia correlato a un miglioramento dei risultati (sia a livello individuale che scolastico), tale miglioramento non si riflette sui risultati complessivi di un Paese. Questo implica che esistono altri fattori, come la qualità dell’insegnamento o la gestione della scuola, che influenzano in modo più significativo i risultati delle prove rispetto ai compiti a casa.

Vi invitiamo a riflettere su questi fattori e a considerare l’effetto che hanno sulla vostra quotidianità. Quali decisioni avete preso finora? Che impatto hanno avuto sui vostri alunni?

Probabilmente, come noi, vi starete ponendo molte domande. Perché in alcuni casi i compiti suscitano interesse e funzionano, mentre in altri no? Come possiamo prepararli affinché tutti gli alunni si sentano motivati? Quali altri fattori dovrebbero considerare gli insegnanti?

Come dovrebbero essere i compiti a casa? 3 caratteristiche da tenere in considerazione

  1. Di durata adeguata e bilanciati tra le diverse materie. Non esiste una formula unica e il tempo da dedicare non è il fattore determinante. In ogni caso, è fondamentale non eccedere. Secondo il Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti (1998), fino alla 3ª classe della scuola primaria i compiti non dovrebbero occupare più di 20 minuti al giorno, con un aumento progressivo della durata fino al liceo, dove il tempo da dedicare può variare tra un’ora e mezza e due ore e mezza al giorno. Questo periodo di tempo include tutte le materie. È importante considerare il numero di ore che gli alunni trascorrono a scuola e la necessità di equilibrio tra le diverse materie.

  2. Semplici, motivanti, autonomi e diversificati. Per motivare l’alunno, una sfida chiara e ben strutturata, in cui applicare conoscenze già acquisite, risulta più efficace di un foglio pieno di esercizi da eseguire meccanicamente. I compiti devono essere accessibili, affinché l’alunno possa affrontarli con successo senza bisogno di aiuto (Vatterott, 2010).

    Osservate, ad esempio, quanto possano essere diversi due tipi di compiti. Dedicate qualche minuto a fare quello di sinistra e confrontateli!

Indipendentemente dalla ricchezza della sfida, è necessario diversificarla. Se gli alunni percepiscono che c’è qualcosa di diverso che “non hanno ancora fatto” in classe, è più probabile che la completino realmente (Dipartimento dell’Educazione degli Stati Uniti, 1998).

3. Coerenti con il tipo di apprendimento in aula. È fondamentale mantenere coerenza. Se in classe lavoriamo con diverse strategie di pensiero additivo, dovremmo evitare di chiedere agli alunni di risolvere problemi utilizzando unicamente l’algoritmo in colonna. La flessibilità è fondamentale perché sviluppino fiducia in se stessi e mettano in pratica quanto appreso. Inoltre, è importante assicurarsi, come menzionato precedentemente, che le famiglie comprendano i contenuti e le strategie costruite a scuola.

Compiti a casa mirati e allineati con l’apprendimento

In definitiva, la decisione di assegnare compiti richiede una chiara consapevolezza delle necessità dei nostri alunni. Come abbiamo visto, fattori come il contesto socioeconomico e familiare, la percezione degli obiettivi, lo sforzo e la valutazione hanno un impatto significativo sull’efficacia dei compiti. Inoltre, la fase educativa in cui si trovano gli alunni è un fattore determinante: l’impatto del beneficio dei compiti nella scuola primaria è debole, mentre nella scuola secondaria è maggiore.

I compiti a casa possono essere uno strumento prezioso per consolidare l’apprendimento e favorire l’autonomia degli alunni in determinati contesti, ma solo se vengono preparati in modo adeguato dall’insegnante. È fondamentale che i compiti possano essere svolti in forma autonoma, siano coerenti con la metodologia utilizzata in classe e non vengano percepiti come uno strumento di controllo. È fondamentale riuscire a motivare gli alunni, non attraverso la paura del voto o del giudizio, ma proponendo attività ricche e diversificate che stimolino il pensiero e permettano di applicare le conoscenze costruite in classe.

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