Esploriamo l’uso delle lavagne verticali e dei gruppi aleatori di Peter Liljedahl in classe

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9:30 di mattina. Gli alunni di 3ª Primaria dell’Istituto Riudellots de la Selva entrano in classe. Alla prima ora hanno matematica e in programma c’è lo svolgimento della Sfida 8 di Avventure, sulla statistica. Nel corso dell’attività impareranno a:
Consulta l’attività qui.
In vari punti della classe sono collocate in modo visibile delle lavagne verticali, contrassegnate da figure geometriche. Gli alunni, curiosi, si guardano intorno. Cosa faranno oggi?
Per introdurre l’attività, l’insegnante proietta un video in cui i Bmath ricevono una chiamata dal Ministero di Statistica, che propone un’indagine:
Gli alunni discutono la differenza tra variabile qualitativa e quantitativa, rispondendo a domande di questo tipo: «Qual è la tua altezza?» (variabile quantitativa) o «Dove vivi?» (variabile qualitativa).
L’insegnante distribuisce carte numerate da 1 a 7 per creare gruppi aleatori formati da 3 alunni. Ogni gruppo si colloca di fronte a una lavagna verticale con un unico pennarello.
«Perché solo un pennarello?», domanda un alunno.
«Perché così discuterete la risposta prima di scriverla», risponde l’insegnante.
Questa condizione trasforma la dinamica del lavoro di gruppo e incoraggia il dialogo e la riflessione: qualsiasi decisione dovrà essere presa previo consenso del gruppo.
Peter Liljedahl, esperto di didattica della matematica, presenta nel suo libro Building Thinking Classrooms 14 pratiche per incoraggiare il pensiero critico e la partecipazione attiva in classe. Tra queste, nell’articolo evidenziamo la creazione i gruppi aleatori e l’uso delle lavagne verticali.
Liljedahl consiglia l’uso di lavagne verticali, anziché quaderni e lavagne orizzontali, per promuovere un’interazione attiva e visiva tra gli alunni.
In questa sfida, gli alunni lavorano alla raccolta e all’elaborazione di dati per rispondere a una domanda. Uno degli obiettivi è stimolare un conflitto nella modalità di raccolta dei dati: gli alunni devono comprendere che il calcolo della lunghezza dei nomi della classe deve essere uguale per tutti, ma che ognuno può raccogliere i dati utilizzando strategie più o meno efficienti. Vedremo che la raccolta dei dati relativi al colore dei capelli ammette un certo margine di soggettività e che gli alunni dovranno fare molta attenzione a stabilire criteri di classificazione coerenti. In caso contrario, ogni gruppo potrebbe ottenere soluzioni diverse per lo stesso campione di alunni.
Inizia il conteggio delle lettere! Le lavagne si riempiono di nomi e gli alunni pensano ai diversi modi di classificarli. A poco a poco, si rendono conto che per non tralasciare alcun nome devono essere esaustivi. Gli alunni che seguono un ordine logico completano la lista dei nomi prima dei compagni che fanno affidamento sulla sola memoria.
La presa di decisioni è collettiva, e questo genera brevi dibattiti. Ecco alcune strategie:
Gli alunni discutono, correggono gli errori e si aiutano, riportando il conteggio sul quaderno.
I gruppi raccolgono i dati relativi al colore dei capelli, utilizzando diverse strategie per organizzare le informazioni:
Durante il dibattito, riflettono sulle differenze tra le variabili. La lunghezza del nome è oggettiva, mentre il colore dei capelli è soggettivo e può generare conflitto. Questo era uno degli obiettivi della sessione e permette agli alunni di comprendere l’importanza di stabilire criteri comuni per la raccolta dei dati.
Infine, i gruppi rappresentano i dati nei grafici a barre. In questo modo possono visualizzare concetti statistici come la moda e la mediana. Gli alunni possono vedere subito qual è il numero di lettere più frequente (la moda) e qual è la lunghezza dei nomi che si trova a metà tra i dati (la mediana). Osservando le barre, un’alunna esclama:
«Ah, la moda indica ciò che è più di moda, no? Il dato più popolare!».
Le due insegnanti sottolineano che implementare le strategie di Peter Liljedahl è stato semplice, soprattutto lavorando insieme. Allestire le lavagne verticali e suddividere lo spazio di lavoro è stato fondamentale per garantire il successo dell’attività.
La creazione di gruppi aleatori evita il conflitto, permette di scoprire abilità inaspettate e promuove la collaborazione tra profili diversi:
«Lavorando con profili diversi, alcuni alunni si sono spinti oltre e hanno assunto più responsabilità».
L’uso delle lavagne verticali ha un impatto positivo sulla concentrazione e sulla partecipazione:
«Siamo rimaste sorprese da alcuni alunni che di solito, da seduti, si distraggono con il borsellino, lo zaino o la sedia. Invece, davanti alla lavagna e al pennarello, non hanno altri stimoli e si concentrano meglio, partecipando attivamente come mai prima».
Sottolineano anche che utilizzare un unico pennarello migliora il dialogo e la riflessione di gruppo:
«All’inizio, tutti vogliono essere protagonisti e usare il pennarello. Ma questo li obbliga a domandarsi: Un momento. Cosa scriverò?. Quindi si vedono obbligati a spiegare il procedimento prima di scrivere. Usando un solo pennarello, hanno imparato a prendere decisioni insieme».
Le insegnanti sottolineano anche come le risorse di Innovamat facilitino il lavoro in gruppo:
«I materiali di Innovamat facilitano il lavoro di gruppo, soprattutto perché gli alunni possono mettere per iscritto ciò che pensano e consolidare in questo modo l’apprendimento».
Questa esperienza mette in evidenza come alcune attività possano trasformare l’aula in uno spazio in cui gli alunni non solo imparano la matematica, ma sviluppano il pensiero critico, la collaborazione e la partecipazione attiva.