Il falso mito del “non sono portato per la matematica” e 3,14 modi per sfatarlo

Anna Llobet
Anna Llobet|15/07/2026|7 min di lettura
Con la collaborazione di: Albert Vilalta
Il falso mito del “non sono portato per la matematica” e 3,14 modi per sfatarlo

Fai una stima e pensa alle persone intorno a te: quante credi si considerino persone portate per la matematica” o, come si diceva una volta, «portate per i numeri»? E al contrario, quante non si considerano tali o si definiscono «portate per le materie umanistiche»? Probabilmente, se non hai un ambiente in cui la matematica è molto presente, troveresti più persone che non si considerano portate per la matematica rispetto a quelle che lo fanno. E non sarebbe strano se, leggendo «fai una stima», una parte di te avesse esitato un secondo prima di continuare a leggere.

È in momenti come questo che appare una frase capace di accompagnarci per tutta la vita: «Io non sono portato per la matematica». Molti lo dicono con convinzione, come se fosse un tratto della personalità, al pari di essere timidi o mattinieri. E finiscono per ripeterselo per anni, senza rendersi conto del peso che ha e di come possa finire per condizionare gran parte delle loro decisioni, come gli studi o la carriera professionale.

Per questo ti invitiamo a continuare a leggere. Forse scoprirai di essere un po’ più portato per la matematica di quanto pensassi. O, perlomeno, che la matematica può essere molto più bella, sorprendente e accessibile di quanto ti abbiano fatto credere.

Come ci hanno convinto che la matematica non faceva per noi

Nessun bambino nasce con l’ansia per la matematica. I bambini provano, giocano, sperimentano e raramente hanno paura di sbagliare. Quest’ansia si sviluppa con il tempo, attraverso le interazioni con gli adulti quando interiorizzano l’idea che, in matematica, si può solo essere «giusti» o «sbagliati», o quando sentono di non essere capaci di risolvere un problema.

Da decenni, la matematica ha l’immagine di essere una disciplina fredda e riservata a «pochi privilegiati». Persino molte persone che usano la statistica, il calcolo o la programmazione ogni giorno al lavoro continuano a dire di «non essere portate per i numeri».

Ed è qui che emerge una curiosa contraddizione. Sembra molto facile ammettere di non essere portati per la matematica. Ma prova a fare l’esercizio contrario. Dì ad alta voce, a una cena con persone che hai appena conosciuto, «non so niente di storia» o «non ho mai letto un libro intero». È molto più difficile, vero? Ammettere di non sapere la matematica di solito non crea lo stesso disagio sociale che si prova nel riconoscere lacune legate alla lettura, all’arte o alla cultura. È un’asimmetria reale, documentata, e dice molto di più su come intendiamo la matematica che su chi si sente a proprio agio o meno con essa.

Il matematico Edward Frenkel, nel suo bestseller Amore e matematica: il cuore della realtà nascosta (2013) lo illustra con un’immagine molto chiara:

«Immagina se a scuola avessi frequentato una «lezione d’arte» in cui ti avessero insegnato solo a dipingere una staccionata? E se non ti avessero mai mostrato i quadri di Leonardo da Vinci o di Picasso? Apprezzeresti l’arte? Ne dubito. […] Ovviamente sembra ridicolo, ma è così che viene insegnata la matematica e, di conseguenza, agli occhi della maggior parte delle persone, equivale a guardare la vernice che si asciuga su una staccionata» [p. 1].

Ebbene, spesso è così che viene insegnata la matematica: ridotta al calcolo meccanico, senza mai mostrarne la bellezza che c’è dietro. E senza mostrare, tra l’altro, la moltitudine di porte d’ingresso che esistono.

Il cervello matematico: un muscolo che si allena

La buona notizia è che questo circolo vizioso può essere spezzato. Non esiste alcun «gene della matematica» che determini chi, in futuro, sarà portato per i numeri. Esistono invece modi di insegnarla e di impararla che funzionano molto meglio di altri e che cambiano non solo ciò che si impara, ma anche la percezione che si ha delle proprie capacità.

E forse non serve tornare a scuola per farci pace. Basta capire che la matematica non serve ad accumulare formule. Serve, soprattutto, a pensare. Un matematico di professione non passa la giornata a fare calcoli aritmetici. L’attività matematica si basa soprattutto sul risolvere problemi, collegare idee, ragionare e argomentare. Queste, a dire il vero, sono attività molto più connesse alla vita reale di quanto sembri a prima vista.

Pi greco (3,14…) consigli per metterlo in pratica

Ora che la teoria è chiara, passiamo alla pratica. Per questo ti proponiamo 3,14… consigli per tornare a goderti la matematica: 3 che ti chiedono di fare qualcosa in modo attivo, e uno 0,14 extra per quando vuoi solo stenderti sul divano.

1. Gioca (sì, letteralmente)

Probabilmente lo sai già: non sempre ci si diverte imparando. Ma se c’è qualcosa che possiamo fare da adulti è iniziare a vedere la matematica come qualcosa di cui si può godere. Perché tutti si divertono giocando, risolvendo sfide e vincendo partite.

Il matematico Jordi Deulofeu lo spiega molto bene: la prima cosa che un gioco offre è il divertimento, e per imparare bisogna sapersi divertire. Ma c’è un legame ancora più profondo. Quando giochiamo, stiamo risolvendo un problema, ragionando e ideando una strategia, esattamente la stessa cosa che facciamo con la matematica. Inoltre, i giochi hanno delle regole, proprio come la matematica, e anche un obiettivo da raggiungere, anche se si tratta solo di vincere la partita.

Per cominciare, SET è un’ottima porta d’ingresso: un gioco di carte di percezione visiva e combinatoria molto divertente e pieno di sfide. E se vuoi andare oltre, possiamo trovarne molti altri, a seconda di cosa vuoi allenare: Trio per i numeri, Can’t Stop per la probabilità, Patchwork o Ubongo per la geometria.

Se vuoi scoprire altri giochi, ti lasciamo questa playlist con tante altre raccomandazioni:

2. Scopri che la matematica può essere (davvero) ovunque

Sappiamo già che si dice sempre che «la matematica è ovunque». Ed è vero, ma è una verità un po’ logora. Quello che forse non sai è che in tutto il mondo ci sono luoghi pensati per permetterti di esplorarla e toccarla con mano: musei, mostre e centri in cui la matematica diventa un’esperienza da vivere.

E la differenza è ancora più grande quando ci sono persone che ci lavorano e ti accompagnano durante la visita, trasformando l’esperienza in un modo molto più profondo di capire cosa significhi fare matematica. E, di riflesso, l’importanza che hanno le scienze in generale.

Probabilmente ne hai uno vicino a casa e forse non lo sapevi. Per questo, abbiamo preparato una mappa con molte di queste mostre affinché tu possa visitarle durante queste vacanze estive.

3. Mettiti alla prova per 5 minuti

Se quello che vuoi è allenare davvero la logica, il pensiero e la risoluzione dei problemi, le piccole sfide ci aiutano più di quanto sembri.

Quando risolvi un rompicapo, anche se breve, il cervello attiva la memoria di lavoro, la concentrazione e il ragionamento: gli stessi strumenti che usi per risolvere qualsiasi problema, matematico o meno. E quando finalmente ci riesci, c’è una piccola scarica di dopamina che rinforza la voglia di riprovarci. Di fatto, si tratta di uno dei motivi per cui gli studi sugli adulti associano la risoluzione abituale di puzzle e passatempi a un migliore mantenimento dell’agilità mentale con il passare degli anni.

Non serve nemmeno mezz’ora al giorno. Da decenni esistono libri di passatempi di ogni tipo, ma ora, grazie alla tecnologia, li troviamo anche in formato digitale e a misura di qualsiasi pausa: le sfide di 5 minuti di LinkedIn ne sono un ottimo esempio, pensate per essere risolte tra una riunione e l’altra, o mentre bevi il caffè al mattino.

0,14 — Per quando vuoi solo stenderti sul divano

A volte, l’ingresso più facile è lasciarsi trasportare da una buona storia che metta la matematica al centro, quasi senza che tu te ne accorga:

Un bidello del MIT con un dono che nessuno si aspettava (Will Hunting – Genio ribelle).

Un economista con un budget ridotto che stravolge le regole del baseball a suon di dati (L’arte di vincere – Moneyball).

Quattro sconosciuti rinchiusi in una stanza che si restringe e da cui possono uscire solo risolvendo enigmi di logica (La stanza di Fermat).

E se quello che ti va di più è leggere a piccole dosi, riviste e siti web come Maddmaths!, Rudi Matematici, MathIsInTheAir o Quanta Magazine spiegano la matematica attuale in modo accessibile a tutti. Nessuna di queste proposte richiede di sapere qualcosa di matematica per incuriosirti.

Se vuoi scoprirne molte altre, nella nostra Biblioteca di Eratostene troverai raccomandazioni di libri, serie TV, film e letture con una ricca base matematica di fondo.

Non è mai troppo tardi per cambiare la storia

Concludiamo con una riflessione. I bambini imparano molto da ciò che vedono fare agli adulti che li circondano. Quando un adulto afferma davanti a un bambino di non essere mai stato portato per i numeri, o che «la matematica era difficile anche per me», gli sta trasmettendo, probabilmente senza volerlo, due idee: che è normale non capire la matematica e che, di fronte a questa difficoltà, non vale nemmeno la pena provarci.

E qui c’è un passaggio che spesso saltiamo. Non basta volere che i bambini siano incuriositi dalla matematica. Se vogliamo che sviluppino un vero e proprio atteggiamento matematico (curioso, attivo, che non si chiuda di fronte a un problema), dobbiamo prima coltivarlo in noi stessi. I bambini non imparano da ciò che diciamo loro di fare, ma da ciò che ci vedono fare. Ecco perché dobbiamo essere consapevoli che questo atteggiamento si può imparare a qualsiasi età. E che spetta a noi, come adulti, volerlo e trasmetterlo per primi.

E chiudiamo con Cross (2004) che cita questa frase del professor Wheeler:

«Non mi aspetto, né voglio, che tutti gli studenti pensino che la matematica sia affascinante, o che sia una disciplina a cui vogliono dedicarsi. Solo pochi troveranno la matematica abbastanza seducente da mantenere un impegno a lungo termine. Quello che vorrei è che tutti gli studenti potessero sperimentare in alcuni momenti il potere e l’emozione della matematica, affinché, al termine del loro percorso scolastico formale, sappiano almeno com’è fatta e se è un’attività che ha spazio nel loro futuro» [p. 4].

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