Come promuovere la partecipazione delle donne nel mondo della matematica

Verónica Sánchez
Verónica Sánchez
08/05/2026|17 min di lettura
Come promuovere la partecipazione delle donne nel mondo della matematica

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Il 12 maggio si celebra la Giornata internazionale delle donne nella matematica. Una giornata per ricordare i contributi delle donne nel campo della matematica e in cui si commemora la nascita dell’iraniana Maryam Mirzakhani, la prima donna ad aggiudicarsi la Medaglia Fields. Il premio viene conferito a matematici di età inferiore ai 40 anni e Mirzakhani lo ha vinto per i suoi contributi nel campo della geometria e dei sistemi dinamici. Ma non è l’unica donna ad aver cambiato il corso della matematica! In questo articolo ne ricorderemo altre, cercando di capire perché le donne che si dedicano alla matematica sono di meno rispetto agli uomini e cosa possiamo fare nelle scuole per invertire questa tendenza. 

Donne e matematica: qual è la radice del problema?

Non tutte le donne sono consapevoli che la Matematica ha a che fare anche con l’assistenza e la cura. 

Cominciamo con alcuni dati poco sorprendenti su un Paese vicino: la Spagna. Secondo lo studio dell’ente spagnolo SIIU (Sistema Informativo Universitario Integrato) di quest’anno, l’86% degli iscritti ai corsi di Informatica sono uomini. In Ingegneria gli stessi rappresentano il 74% e in Matematica e Statistica il 64%. Per quanto riguarda le donne, invece, quelle iscritte in Infermieristica sono l’82%, in Psicologia, il 76% e in Medicina, il 69%. E, attenzione, nel corso di laurea in Scienze dell’educazione della prima infanzia, le donne sono il 92%. 

Amaya Mendikoetxea, delegata per l’uguaglianza alla Conferenza dei Rettori delle Università Spagnole (CRUE), sottolinea che più ci spostiamo verso le branche teoriche del sapere, più il divario aumenta. La fisica, ad esempio, è il settore in cui ci sono meno donne, ma la disuguaglianza è ancora maggiore nel campo della fisica teorica. Mendikoetxea parla anche della percezione che abbiamo sul fatto che il pensiero teorico sia dominio degli uomini. 

Nel presentare lo studio, Mendikoetxea ha fornito anche una prospettiva storica, spiegando che quando le donne sono entrate nell’istruzione universitaria, poco più di un secolo fa, lo hanno fatto principalmente in settori che perpetuavano il ruolo della donna all’interno della famiglia e della società, cioè quello legato all’assistenza e alla cura.  

Non so cosa ne pensate voi, ma riflettendoci mi vengono in mente due idee. Da un lato, siamo certi che l’assistenza e la cura siano vitali: che qualcuno capisca i bisogni del corpo e dell’anima e risponda (logisticamente, fisicamente ed emotivamente) per soddisfarli garantisce la sopravvivenza (e il benessere) dei membri di una società. Dall’altro, sappiamo bene che noi donne abbiamo dovuto percorrere strade molto tortuose per riuscire finalmente a studiare ciò che vogliamo perché lo vogliamo. Ma attenzione, perché potrebbe esserci sfuggito un dettaglio: e se anche la matematica fosse un corso orientato all’assistenza e alla cura?

Fare matematica guarisce

Ho due lauree in letteratura. Se mi fossi limitata a ciò che ho imparato tra i banchi di scuola, penserei sicuramente che i matematici non fanno altro che eseguire calcoli difficili, astratti e lontani dalla vita reale. Ora però, dopo tre anni di lavoro affiancando Laura Morera, Albert Vilalta, Marc Caelles e molti altri colleghi di Innovamat, so che la matematica e la vita sono, in realtà, una cosa sola. E che senza matematica non c’è arte. Né musica. Né una parte della filosofia. Ed, evidentemente, né biologia, né medicina. Né fisica, né chimica. Ora so che la matematica ricerca la bellezza, rende il mondo migliore. E alla fine anche questo vuol dire dedicarsi alla cura di sé e degli altri. Da un punto di vista filosofico, quasi spirituale, la matematica contribuisce alla cura dell’anima. E da un punto di vista più utilitaristico, la contribuisce alla cura del corpo: senza la matematica non c’è medicina, né infermieristica, né biologia; tutti corsi prevalentemente frequentati da donne e che hanno come scopo la cura e l’assistenza. 

In altre parole, molti più uomini di quanto si pensi sono coinvolti nel mondo dell’assistenza attraverso alla matematica. E, se a scuola si insegnasse cosa significa fare matematica, forse molte più donne di quanto si pensi si dedicherebbero a questa affascinante materia. Come afferma Edward Frenkel nel suo bestseller Amore e matematica: Il cuore della realtà nascosta (2015): 

Riuscite a immaginare se a scuola aveste frequentato un “corso d’arte” in cui vi veniva insegnato solo come dipingere una staccionata? E se non vi avessero mai mostrato i dipinti di Leonardo da Vinci e Picasso? Questo vi farebbe apprezzare l’arte? Ne dubito. […] Certo, sembra ridicolo, ma è così che si insegna la matematica, e quindi per la maggior parte di noi diventa l’equivalente intellettuale di guardare la vernice asciugarsi. Mentre i dipinti dei grandi maestri sono facilmente reperibili, la matematica dei grandi maestri è chiusa a chiave.

Servono più donne leader in matematica: Il tubo che perde

Mancano i punti di riferimento e, quindi, un orizzonte comune. 

Avete mai sentito parlare del Leaky pipeline, o più letteralmente, del “tubo che perde”? Le donne, ad esempio, hanno una rappresentazione maggiore o uguale agli uomini nelle prime fasi del percorso di ricerca scientifica, ma poche raggiungono i livelli più alti. E c’è dell’altro: se mancano punti di riferimento, gli alunni non hanno figure in cui rispecchiarsi. La società nega loro la possibilità di arrivare dove realmente vogliono. 

Caro lettore, cara lettrice quante donne matematiche conosci? Così, senza pensarci troppo.

Fatto? 

Ti è venuta per caso in mente Ipazia? O, se hai visto il film Il diritto di contare, forse conosci Katherine Johnson, la “calcolatrice umana” della NASA. Ma Ipazia e Katherine Johnson, due punti di riferimento con un grande potenziale, non bastano a “riparare” il tubo che perde. E allora entriamo in un circolo vizioso: se non ci sono punti di riferimento, gli alunni iniziano a essere dell’idea che i matematici sono tutti uomini (Pitagora, Newton, Archimede, Euclide, Eulero, Gauss…). E sempre meno ragazze aspireranno a studiare o lavorare con la matematica; e se poche ragazze studiano matematica, trovare punti di riferimento femminili che ispirino le generazioni future continuerà a essere difficile. 

Ma…perché questa ossessione per le donne che fanno matematica? Si sa, noi di Innovamat siamo forti sostenitori della conversazione matematica. E una conversazione matematica, come qualsiasi scambio, si arricchisce della diversità dei punti di vista. Come diceva Maria Montessori, un’altra forte sostenitrice della conversazione in classe: non bisogna avere paura delle classi numerose, perché generano conversazioni ancora più ricche. Più sensibilità ci sono, meglio è. Quindi, con più punti di vista matematici femminili, la conversazione si arricchisce, perché si moltiplicano le sensibilità e i temi di interesse. Tagliare fuori le donne dalla conversazione matematica significa negare la voce e la prospettiva della metà della popolazione. Altrimenti continuiamo a correre il rischio di mandare donne nello spazio con 100 assorbenti per passarci sei giorni.

Cosa possono fare gli insegnanti per incoraggiare le donne ad avvicinarsi alla matematica?

Se siamo d’accordo sul fatto che il mondo trarrebbe beneficio dalla partecipazione delle donne nella matematica, cosa possono fare gli insegnanti perché ciò accada davvero? Forse basterebbe solo insegnare la vera matematica. Insegnare che la matematica vuol dire affrontare sfide, risolvere problemi, conversare, creare collegamenti, osservare e creare. E per fare in modo che ciò avvenga bisogna utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione. Non tutti accedono allo studio delle discipline allo stesso modo. È per questo che uno dei compiti più importanti degli insegnanti è quello di aprire le porte e orientare gli alunni nelle loro scelte. Quand’ero piccola mi portavano sempre a un negozio di giocattoli che mi piaceva molto. Da poco ho scoperto che ha avuto un grande successo. Forse perché c’era una porta piccola, fatta misura di bambino. Ci passavamo contenti perché pensavamo che la porta fosse stata fatta per noi. E se passavi da quella porta da adulto, accovacciandoti, ti sentivi ugualmente bambino e interagivi con i giocattoli in modo diverso. Sentivi la gioia di giocare, che è una delle cose migliori che possano accadere a lezione di matematica. Perché giocando, nascono le domande, nasce il movimento. La classe diventa così un luogo pieno di vita, non il cimitero delle conoscenze. 

In breve, la nostra missione è costruire porte di diverse misure per permettere a tutti gli alunni di entrarci. Gli alunni entrano nel mondo della matematica attraverso le attività manipolative, l’astrazione o le storie. Noi di Innovamat siamo sicuri che la narrativa e la storia siano tra gli strumenti più potenti per avvicinare gli alunni alla matematica. È quanto conferma uno studio di Zazkis e Liljedahl del 2009 in cui si presenta la narrazione come un mezzo per creare una contesto in classe in cui la matematica viene compresa e apprezzata. 

Fedeli a questo principio, noi di Innovamat abbiamo dato vita a una serie animata per la scuola secondaria che si sviluppa attorno alla vita di uomini e donne che hanno fatto la storia della matematica. È un richiamo irresistibile verso la matematica. Partiamo dal dettaglio (dall’aneddoto, dall’esperienza personale, dalla vulnerabilità) per stabilire legami emotivi, perché attraverso l’emozione è più facile avvicinarsi alla conoscenza. In realtà, sappiamo già che non esiste apprendimento senza emozioni

Chi ci conosce sa che abbiamo introdotto la narrativa anche per la scuola dell’infanzia e primaria: storie piene di emozioni, colpi di scena e, soprattutto, momenti di apprendimento. E la serie animata per la scuola secondaria di primo e secondo grado non è da meno. Ha come protagonista Sam, un’alunna di quindici anni che inizialmente si sente totalmente estranea al mondo della matematica. In realtà, si sente così perché ancora non ha avuto la possibilità di conoscerla. Come me quando ero ancora un’alunna. E forse proprio come te, lettore, lettrice. O come molti alunni, ragazzi e ragazze intorno a noi. Un giorno Sam si sveglia in un mondo sconosciuto, circondata da matematici storici, e attraverso le loro biografie e scoperte intraprende un viaggio per capire chi è e qual è il suo posto nel mondo. 

Le donne matematiche che hanno cambiato la storia

Ne Il viaggio di Sam, la protagonista è accompagnata da diverse figure di spicco della storia della matematica, molte delle quali donne. Così, con Sophie Germain, gli alunni scoprono che c’è stata una donna che ha dedicato parte delle sue energie allo studio dei numeri primi, ma che per pubblicare i suoi testi doveva spacciarsi per un uomo. Nella serie, entra in scena anche Ada Lovelace, la matematica che racconta agli alunni che il primo programma informatico è nato proprio grazie al suo lavoro. E quando si scopre che questa donna era anche un’amante della poesia e dell’arte, tutto diventa ancora più interessante. Fa la sua comparsa anche Florence Nightingale, la donna che con il suo lavoro ha permesso grandi progressi nel campo dell’assistenza infermieristica, trovando un modo efficiente per comunicare i risultati statistici da un ospedale da campo alle autorità. Gli alunni scoprono anche che Katherine Johnson ha dovuto superare i pregiudizi razziali e che Maryam Mirzakhani, iraniana e prima donna a vincere la Medaglia Fields, ha apportato grandi cambiamenti nella geometria iperbolica lavorando… sdraiata sul pavimento, su enormi rotoli di carta. E pensare che sua figlia credeva che la madre fosse una pittrice, altro che matematica! 

 

È proprio per questo, perché crediamo nel potere trasformativo delle storie, che concludiamo questo articolo con alcune note biografiche sulle donne matematiche che accompagnano Sam nel suo viaggio. Le loro vite, a volte piene di poesia, a volte di prosa (come le nostre, del resto) possono servire da trampolino di lancio per il salto, presente e futuro, dei nostri alunni nel mondo della matematica. Entrate pure, mettetevi comodi. 

Ipazia

HipatiaIpazia è stata una matematica, filosofa e insegnante greca. Visse ad Alessandria d’Egitto, nel IV secolo d. C. Figlia del matematico Teone di Alessandria, divenne responsabile della Scuola Neoplatonica di Alessandria, dove insegnò filosofia e matematica.

Ipazia diede importanti contributi alla matematica, soprattutto nei campi dell’algebra e della geometria. Sappiamo che scrisse diverse opere influenti, ora sfortunatamente perdute. La sua opera più nota è il commento all’Almagesto di Tolomeo, in si trattano aspetti della teoria dei numeri e della geometria.

Sophie Germain

Sophie Germain

Sophie Germain nacque in Francia nel XVIII secolo. Contribuì in modo significativo in vari campi della matematica, ma è nota soprattutto per i suoi studi sulla teoria dei numeri.

Imparò la matematica da autodidatta, poiché all’epoca in cui visse era difficile per le donne accedere all’istruzione scientifica. Per comunicare con gli altri matematici del tempo, firmava le sue ricerche e teorie con lo pseudonimo maschile di Antoine-Auguste Le Blanc. Le sue dimostrazioni furono così influenti che i «numeri primi di Sophie Germain», i numeri primi il cui doppio più 1 è anch’esso un numero primo, prendono il loro nome proprio da lei.

Sophie Germain fu inoltre pioniera nello studio delle equazioni diofantee e contribuì alla dimostrazione del teorema di Fermat. Il suo lavoro fu riconosciuto al punto da essere la prima donna a ricevere un premio conferito dall’Accademia delle Scienze Francese.

Ada Lovelace

Ada Lovelace

Ada Lovelace fu una matematica e scrittrice inglese vissuta nel XIX secolo. È considerata la pioniera della programmazione in quanto scrisse il primo algoritmo destinato a essere elaborato da una macchina, la «Macchina analitica» di Charles Babbage. Attraverso il suo lavoro, Lovelace vide il potenziale della macchina non solo per eseguire calcoli, ma anche per generare musica e immagini, ed esplorò l’idea di poterla programmare per elaborare qualsiasi tipo di informazione.

Il contributo di Lovelace è stato essenziale per comprendere il potenziale delle macchine programmabili e ha influenzato l’evoluzione dell’informatica. Ada Lovelace è una figura iconica nella storia dell’informatica: ha aperto le porte a una nuova era della tecnologia.

Florence Nightingale

Florence Nightingale

Florence Nightingale fu un’infermiera britannica vissuta nel XIX secolo, nonché una delle fondatrici dell’infermieristica moderna. Ha apportato contributi significativi anche nel campo della statistica e della sanità pubblica.

Diagrama de la rosa nightingale

Utilizzò le sue competenze in matematica e statistica per analizzare i dati sanitari raccolti durante la guerra di Crimea. Dimostrò che la maggior parte dei decessi dei soldati non era dovuta alle ferite di guerra, ma alle condizioni igieniche degli ospedali militari. Presentò i suoi risultati in grafici statistici, utilizzando quello che oggi è noto come «diagramma della rosa di Nightingale» o «diagramma polare», un modo di visualizzare i dati all’interno di un cerchio diviso in settori di raggi disuguali. 

È considerata una pioniera nell’uso della statistica per migliorare la sanità pubblica e le sue analisi hanno avuto un impatto molto significativo nel mondo della matematica.

Katherine Johnson

Katherine Johnson

Katherine Johnson fu una matematica e fisica americana nata nel 1918 che lavorò per la NASA per oltre 30 anni. Fece parte dei «calcolatori umani», un gruppo di matematici che eseguiva calcoli complessi per i programmi spaziali statunitensi. Il suo lavoro è stato fondamentale per il successo delle missioni spaziali, tra cui il volo del primo astronauta americano in orbita terrestre, John Glenn, e la missione Apollo 11, che portò i primi astronauti sulla Luna.

Johnson dovette superare le barriere razziali e di genere del suo tempo per diventare una delle matematiche più importanti della storia. Il suo lavoro fu premiato con la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza che il governo statunitense possa conferire a un civile

Maryam Mirzakhani

Maryam Mirzakhani

Nata del 1977, Maryam Mirzakhani è stata una matematica iraniana molto influente e anche la prima donna a ricevere la Medaglia Fields, grazie ai suoi contributi in geometria e nei sistemi dinamici. Mirzakhani ha sviluppato nuovi strumenti matematici per lo studio di forme geometriche complesse e ha risolto problemi relativi alle teorie delle superfici di Riemann.

Il suo lavoro è stato riconosciuto a livello internazionale ed è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti durante la sua vita, che purtroppo si è conclusa nel 2017 a causa di un cancro al seno. Mirzakhani è stata anche una sostenitrice della presenza delle donne nella scienza e ha lavorato sodo per promuovere l’educazione scientifica tra le donne e le ragazze, soprattutto in Iran.

Se diamo visibilità alle donne che hanno contribuito così tanto agli studi in ambito matematico, forse riusciremo a ottenere ciò che più importa: che le studentesse riservino per la matematica quell’occhio di riguardo che per secoli sembrava spettare solo agli uomini. Perché è questo il senso dell’educazione, no? Insegnare il mondo e le sue possibilità e ricordare agli alunni che hanno il diritto e il dovere di capirlo, goderselo e migliorarlo.