Come <i>impariamo </i>davvero le tabelline?

Laura Morera
Laura Morera
30/09/2025|8 min di lettura
Come <i>impariamo </i>davvero le tabelline?

4×1=4, 4×2=8, 4×3=12… Sicuramente ti viene in mente anche la cantilena, vero? Ma memorizzare le tabelline è la stessa cosa che impararle?

Se memorizziamo le tabelline senza capire cosa c’è dietro a ciascun risultato, diventiamo dipendenti da uno strumento di apprendimento molto utile, ma spesso ingannevole: la memoria. Vuoi sapere perché?

Il pericolo della ripetizione vuota

La risposta è semplice: mancanza di connessioni. E questo porta a una mancanza di fluidità.

Se sai che 4×6 fa 24, ma esiti di fronte a 6×4, probabilmente non hai un problema di memoria, ma di fluidità. Se ti confondi con la stessa moltiplicazione quando il contesto è nuovo o più complesso, significa che ti manca ancora fluidità.

Ecco il punto: se non vediamo schemi o non costruiamo strategie significative, non abbiamo davvero imparato le tabelline. Le abbiamo ridotte a un esercizio meccanico di memoria che può vacillare al minimo ostacolo.

Quindi, come possiamo fare in modo che i bambini imparino davvero le tabelline?

Costruire con significato

Per prima cosa, introduciamo le tabelline a partire da contesti concreti e visivi. Perché? Per ridurre l’astrazione. Dire che 4×3 fa 12 può sembrare molto astratto per un bambino. Ma chiedergli quante biscotti ci sono in 4 piatti con 3 biscotti ciascuno è un problema concreto che può vedere e toccare.

Un altro esempio: la tabellina del 2. Cosa abbiamo intorno a noi che esiste in coppie? Ruote di biciclette, zampe di animali, macchie di pittura che si raddoppiano piegando un foglio… Il mondo è una fonte ricchissima, ma caotica, di apprendimento. Se raccogliamo i dati con attenzione, li organizziamo e osserviamo schemi, i bambini si accorgeranno, per esempio, che tutti i numeri della tabellina del 2 sono pari! O che si possono ottenere contando a due a due.

E così, a partire da deduzioni, strategie e contesti, possiamo costruire tutti i risultati di tutte le tabelline.

E allora sì: arriva la memorizzazione

Sapere a memoria le tabelline è importante. Ma la memorizzazione è l’ultimo passo, la conseguenza logica di tutto ciò che abbiamo visto prima: farsi domande, osservare l’ambiente, collegare, organizzare, scoprire schemi e risolvere problemi in cui i bambini applicano ciò che hanno imparato. La memorizzazione è la conseguenza naturale di un apprendimento significativo e connesso!

E allora sì: possiamo essere orgogliosi quando recitano 4×1=4, 4×2=8, 4×3=12… (anche se è ancora meglio se sanno rispondere in ordine sparso). E, cosa più importante: potranno dire di aver imparato le tabelline, e saranno in grado di dedurle e recuperarle in qualsiasi contesto senza affidarsi solo alla memoria.

Entriamo in una classe di terza primaria!

Shhh… Silenzio, gli alunni stanno lavorando! Il team di Innovamat entra nelle classi per osservare, documentare e analizzare ciò che accade. Questo permette di riflettere sulla pratica didattica e condividere con il mondo buone pratiche di apprendimento.

Oggi ci trasferiamo in una classe di terza primaria del Belmar School District, a Belmar, New Jersey (USA). Lì vedrete Albert Vilalta iniziare a costruire la tabellina del 2 con i bambini. Notate come li guida dal concetto di addizione ripetuta ai primi passi della moltiplicazione formale. Venite, venite!

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Riscaldamento

La lezione inizia con un’attività semplice: contare a due a due in diversi contesti. Per esempio: “Nove galline—quante zampe hanno?” Questa domanda è un punto di partenza concreto e naturale per iniziare il dialogo numerico.

Gli alunni lavorano in gruppo, discutono e condividono le loro soluzioni. Quando devono presentarle, l’insegnante non chiede “Qual è la risposta?”, ma li provoca: “Convincimi!”. Con questa strategia, mette l’attenzione sul processo, non solo sul risultato.

Man mano che i bambini contano a due a due, si crea un ponte tra l’addizione iterata e l’idea di moltiplicazione. L’insegnante li aiuta a osservare: recitare i risultati della tabellina del 2 in ordine è lo stesso che contare a due a due! E passare da un risultato all’altro significa fare un salto di 2 in avanti.

Ma le connessioni non sono ancora solide: è il momento di lasciare che il pensiero emerga.

L’errore come opportunità e il valore del dibattito

Alcuni alunni propongono espressioni che sembrano logiche, ma non si adattano al contesto: “7×14”, “2×7”… Anche se il prodotto è 14, non descrivono correttamente la realtà delle galline e delle loro zampe.

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Invece di correggere subito, l’insegnante lascia che l’errore “respiri”. I bambini ridono quando si accorgono che una gallina non può avere 7 zampe. Così, l’errore diventa il punto di partenza per il dibattito: “Perché in questo caso 7×14 non funziona?”, “Cosa significa 2×7 qui?” e “Perché dobbiamo pensare a 7×2?”. In questo modo, l’errore—lontano dall’essere un fallimento—diventa un motore di apprendimento.

Costruire la tabellina del 2 a partire dai contesti

Una delle conclusioni naturali del dibattito è la necessità di essere matematicamente precisi con le parole. La lezione prosegue: in grande gruppo, ogni bambino scrive sulla propria lavagnetta e dice ad alta voce quante biciclette e quante ruote vede nell’immagine.

Ma non possono comunicarlo in qualunque modo. L’insegnante stabilisce le regole e dà un esempio: “3 volte 2 fa 6”. Poi spiega come rappresentare questa affermazione: 3 × 2 = 6. In questa fase è molto importante non leggere la croce (×) come “per”, ma come “volte”.

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Ogni contesto aggiunge un nuovo risultato della tabellina del 2. L’insegnante scrive ogni rappresentazione su un foglio A4 e lo attacca alla lavagna. I risultati non vengono mostrati in ordine; in questo modo non si propone una lista da memorizzare, ma una rete di connessioni che permette agli alunni di trovare la risposta senza dover recitare i risultati precedenti.

Una volta costruiti tutti i risultati attraverso deduzioni, connessioni e rappresentazioni, arriva il momento di ordinarli. L’insegnante propone di disporli dal più piccolo al più grande e guida la conversazione, lasciando che siano i bambini a scoprire il modello, passo dopo passo.

Chiusura: consolidare la tabella

Per concludere, gli alunni lavorano su diverse rappresentazioni nei loro quaderni individuali: disegni, abachi, problemi contestualizzati, ecc. L’obiettivo è consolidare la tabellina del 2, non come una lista ripetuta, ma come un insieme di relazioni che hanno costruito loro stessi.

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Il quaderno di pratica (mostrato con galline, abaco e scarpe) aiuta a rafforzare ciò che hanno imparato durante la lezione.

Osserva come in alcune attività le galline compaiono sedute in modo che i bambini non contino le zampe. Per gli alunni che hanno più difficoltà, un adattamento sarebbe mostrare gli stessi elementi senza nasconderne le parti, ad esempio le zampe delle galline.

Infine, l’insegnante riflette con la classe: Cosa avete osservato? Quali schemi sono emersi? Come si collega tutto questo con il conteggio, con il “raddoppiare” e con la rappresentazione simbolica?

Il punto chiave è che, dopo questa esperienza condivisa, i bambini non memorizzano più in modo vuoto: capiscono che 7×2 non è solo “14”, ma “sette volte due unità”.

Se volete recuperare la guida completa, la trovate qui.